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Divenire protagonisti della nostra storia…

 


Io sono convinto che il cambiamento sia visibile; ogni passo del divenire è un segno che ci portiamo addosso ma soprattutto dentro.
Credo di essere pieno di cicatrici, e non parlo di quelle del corpo ma dell’animo. Ogni porta sbattuta in faccia, ogni parola di disprezzo che ho ricevuto e ogni persona che da me si è allontanata, mi ha lasciato un’impronta indelebile.
All’inizio pensavo che queste tracce di sconfitta sarebbero rimaste dentro di me con un sapore negativo, con la convinzione che mi avrebbero sempre fatto male.
Pensavo che certe ferite avrebbero per sempre sanguinato con dolore. Ancora ero ignaro della potenza del cambiamento e della volontà di cambiare.
Non immaginavo nemmeno che quelle botte prese dalla vita si sarebbero trasformate nella mia forza. I segni visibili dell’accettazione di me hanno iniziato a farsi vedere non sulla mia pelle ma nei miei gesti, nei miei pensieri e in ciò che volevo fare. Ho iniziato a guardarmi dentro e ad apprezzare le mie qualità. Quei graffi che portavo non erano più doloranti, ma erano segni di lotta e di fatica. La linea sottile tra subire e cambiare sta semplicemente nella consapevolezza.
Diventare consapevoli dei propri limiti e delle proprie diversità, vuol dire avere la strada libera davanti a noi per poter cambiare.
Se non mi accetto, se mi nascondo dietro a mille bugie e faccio finta di non vedere il mio problema, non potrò mai diventare grande e migliore. Devo prima capire chi sono davvero e realmente, solo così potrò cambiare. E non devo per forza diventare un altro: io resto sempre io, ma con la differenza che sono rinnovato, avendo dentro di me forza e luce nuova.
Ho con me la verità. Mi sveglio al mattino, mi guardo allo specchio e so di non prendermi più in giro. So che quello che vedo è Alberto, con pregi e difetti, con un passato duro, un presente impegnativo ma un futuro prosperoso.

tratto da “Un leone in gabbia”

 


Valore dell’ Essere Umano

 


Ogni essere umano ha valore in quanto ha qualcosa di silenzioso nascosto dentro, come una miniera di diamanti cristallini.
Dire dove risiede per me, è difficile, perché sta a ognuno di noi cercare nella mappa della vita.
Il valore non sempre siamo in grado di coglierlo, perché velato da dolori e segreti.
Credo che il valore comune sia il rispetto che dobbiamo prima di tutto a noi stessi e poi va passato agli altri.
Questo dà modo di scoprire il vero valore, perché il rispetto apre porte ritenute insuperabili.
Credo anche che ognuno di noi debba trovare il valore di ogni suo giorno, perché è questo che gli dona qualcosa in più ogni momento.

tratto da “Un leone in gabbia”

 


Primavera

 


La Primavera è la stagione che nasce da uno sbadiglio della natura
che si alza dal suo freddo letto
e si incammina con gioia verso il sole.

Alberto Palentini

 


Gli abbracci mancati

 


Il mio pensiero corre subito a mia madre. Inevitabilmente penso a lei e a tutti gli abbracci che non ho accettato perché mi agitavano o perché paradossalmente ero talmente tanto felice delle sue materne intenzioni che mi emozionavo e di corsa scappavo.
Mia madre non mi ha mai negato nulla, solo io sono stato colpevole delle negazioni affettive cui comunque tuttora non mi concedo volentieri e facilmente.
Non è così per mancanza di volontà, ma la voglia di prendere un abbraccio è tanto grande e prepotente quanto la difficoltà nell’accettarlo.
Mio padre mi è mancato meno da questo punto di vista; tra uomini c’è un’intesa diversa, un modo particolare di dimostrarsi affetto, magari con una pacca sulla spalla o con una stretta di mano. L’abbraccio è più femminile, secondo me.
I miei genitori, in particolare mia madre, mi sono mancati molto.
I loro abbracci erano pugni, schiaffi al cuore perché quando li vedevo arrivare, io per primo mi giravo dall’altra parte.
Io per primo mi sono negato a tutto ciò che riguardava l’affetto.

Gli abbracci guaritori sono stati quelli della Chiesa, quelli ricevuti dal rapporto col Signore. Quando mi sono approcciato alla religione, ero scettico, avevo paura di non riuscire nemmeno a pregare e a sentire quell’emozione particolare che sentono i credenti, quella splendida sensazione che si chiama fede.
Ho avuto la fortuna di sentire fin da subito l’abbraccio di Dio, il calore del suo amore e la forza della sua mano.
Quegli abbracci così dolci e lievi non mi hanno mai dato emozioni difficili da gestire, riuscivo a farmi abbracciare dall’alto senza scappare via come sempre.
Come se avessi uno strappo nel cuore, l’amore di Dio l’ha ricucito e risanato. Ai suoi abbracci leggeri io non mi sono mai negato, io non mi sono mai sentito obbligato a rispondere o a dare qualcosa in cambio.
Il Signore sa che se non sono disposto a ricambiare non lo faccio.
Lui mi capisce e mi comprende. Ed è sempre disposto ad accogliermi quando ritorno da Lui.
I suoi abbracci mi hanno dato la forza per uscire dal mio duro e corazzato guscio, mi hanno spinto verso l’uscita e mi hanno regalato il coraggio per farvi capolino.

tratto da “Un leone in gabbia”

 

L’abbraccio è come un porto dove approdare per trovare sicurezza.
Per me è un porto nel momento della tempesta,
dal quale fuggo appena un raggio di luce fa tornare calmo il mare.
(Alberto Palentini)

 


 

«Ecco, prendi te per esempio. Tu sei unico», spiegò la mamma,
«e anch’io sono unica, ma se ti abbraccio non sei più solo e nemmeno io sono più sola».
«Allora abbracciami», disse Ben stringendosi alla mamma.
Lei lo tenne stretto a sé.
Sentiva il cuore di Ben che batteva.
Anche Ben sentiva il cuore della mamma e l’abbracciò forte forte.
«Adesso non sono solo», pensò mentre l’abbracciava,
«adesso non sono solo. Adesso non sono solo».
«Vedi», gli sussurrò mamma, «proprio per questo hanno inventato l’abbraccio ».
(David Grossman)