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In campagna… tra i mestieri di una volta

 


Il momento migliore nel vedere le arti e i mestieri di una volta è stato, per me, poter osservare da vicino i precisi e fantastici movimenti che queste persone facevano.
Movimenti lenti, curati, amorevoli che generavano passione e amore per ciò che si stava creando.
Io molto mi sono commosso ed emozionato, perché ho capito come una volta ci si accontentava di quello che si aveva e ci si realizzava lavorando.
Con poco si viveva, ma sono sicuro che molte emozioni si portavano nel cuore.
Io anche un po’ di invidia ho provato per chi ha vissuto in quel periodo.
Invidia per la tranquillità con cui si affrontava la giornata e si superavano le difficoltà, tutti insieme.
Io con la mente ho sognato di essere lì, e proverò ora a portare nei miei giorni tutte le sensazioni che ho provato in quei momenti.
Cercherò di fare tesoro di quella tranquillità, di cui tanto ho bisogno, e di quel grande amore che si metteva in tutte le cose.

Alberto Palentini

 


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“Non ti scordar di me”

 


Io molta cura e attenzioni rivolgo ai ”Non ti scordar di me” del mio giardino.
Sono molto belli, ma so che delicati e fragili sono i loro petali,
un niente potrebbe distruggerli e rovinarli.
Io ho colto pochi di questi fiori,
perché la paura che poi non ricrescano è sempre troppo grande.
Li ho colti per donarli a poche e speciali persone,
quelle stesse persone che mi hanno aiutato a farli crescere.
Esse sono importanti punti fermi della mia vita,
per me sarebbe grande il desiderio di farmi ricordare da loro.
Credo, infatti, che la vittoria più grande per un essere umano sia di farsi ricordare,
di lasciare un segno forte e indelebile nella mente degli altri.
Solo in questo modo può gettare i semi dei suoi “Non ti scordar di me”
nel giardino segreto di altri, ed essere certo che anche lì crescano rigogliosi.

Alberto Palentini

 


Alberto per scrivere questa sua riflessione ha impiegato circa 1 ora,
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L’Umiltà che stupisce…

 


L’umiltà che spaventa i più, porta invece un respiro libero; le persone che mi seguono hanno questo caratteristico potere che le rende dolci ma forti, coraggiose e testarde, cariche di vitale voglia di operare contro chi il pregiudizio ha per padrone. Lottano e lasciano una scia di piacevole stupore, mai si arrendono e ci insegnano che imperfezione non è mai segno d’incapacità ma punto forte sul quale partire con grintosa calma e tanta ironia.

Tratto da “Un leone in gabbia”

 


Medioevo e Tempi Moderni

 


Il mondo medievale mi ha portato a dedurre molte uguaglianze e differenze rispetto a quello moderno.
Non troppo è cambiata la politica: prima il solo imperatore decideva il da farsi, aiutato solo da fedeli collaboratori, che in tutto lo seguivano.
Non partecipava per nulla il popolo, troppo impegnato a lavorare i campi e a pagare tributi.
Attualmente, dietro a una finta democrazia che pavoneggia libertà di parola e poteri ugualmente distribuiti per tutte le classi sociali, troviamo il potere ancora accentrato nelle mani di pochi, che si scelgono, come un tempo, i loro collaboratori, e che molto abilmente fanno il bene di pochi, senza badare a tutto lo Stato.
Quello che più mi colpisce dell’epoca medievale sono i rapporti di fiducia e massima fedeltà che si venivano a creare nel sistema del vassallaggio, ad esempio, dove rigide gerarchie venivano fermamente rispettate, senza aver bisogno di mille documenti scritti, che comunque non portano la piena garanzia di determinati comportamenti umani.
Un altro esempio di profonda fedeltà era quella che si osservava tra imperatore e cavalieri, che per molti romanzi è stata protagonista di racconti e avventure.
Valori, questi, che io non trovo più nel mondo che mi circonda, dove invece una fervida corsa verso i propri interessi resta all’ordine del giorno.
Vero è invece, che il popolo resta sempre legato al suo destino, rimanendo sempre pagante di tributi o tasse, in balia di decisioni di chi è al potere, operoso come sempre.
Non so se fosse veramente così, ma in passato mi immagino più collaborazione tra questi coloni-servi, accomunati da condizioni di vita precarie, difficili, ma stretti dentro a una corte, dove riuscivano a trovare una sorta di rifugio contro i pericoli esterni, contro le invasioni.
Ora non bastano più delle mura per tenere la gente stretta e unita.
Ognuno bada a sé stesso, alla sua famiglia, le uniche mura in grado di dare protezione sono quelle della propria casa, a volte neanche quelle.
Fuori dalle nostre dimore si assiste solo a fiumi di macchine e di persone troppo impegnate a correre, senza neanche guardare chi passa accanto.
Dunque, se ancora c’è chi pensa al buio medioevo, molto bisognerebbe pensare a un presente tenebroso.

Alberto Palentini