CategoryUn leone in gabbia

Caro piccolo lontano Alberto…

Caro piccolo lontano Alberto,
sono passati gli anni in cui credevi che la vita destinata a te fosse solo buio e silenzio, dentro alle fatiche di ogni giorno covavi rabbia e dolore, trovavi solo frustrante sbarramento che ti impediva di vivere. Ma oggi, sono dentro al cassetto dei ricordi quei momenti terribili e grondanti lacrime, sono serviti per costruire il tuo cammino un po’ in salita, sono stati i mattoni per fare la tua strada, il dolore il cemento per tenerli uniti, la paura ha dato la forza e la speranza ti ha insegnato che con piccoli passi tutte le strade sono percorribili. Dico a te piccolo che anche se diversa, la vita regala emozioni vere, anche se costa fatica raggiungerle. La fatica non è finita ma ora vedo più possibilità di luccicanti percorsi. I genitori piangono i loro dolori ancora, ma negli occhi ora hanno la certezza che Alberto è un essere degno di amore. Sono cresciuto con rabbia, ora vivo con calma con pochi, solidi ma importanti obiettivi. Desidero dirti che non posso dimenticare ciò che sei stato, ma posso proseguire con te sulle spalle, perchè è forse grazie a te se oggi sono più libero.
Grazie piccolo.
Alberto capitano quasi uomo.

Alberto Palentini

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tratto da “Un leone in gabbia”

 


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Il potere di uno sguardo


 

Scegliere lo stato dell’intestazione della mia lettera non è cosa facile, potrei indirizzare le mie parole solo ad alcuni o a tutto il mondo ma scelgo di scrivere così:
«Care persone, lontane dall’idea del male che uno sguardo o un torcere di bocca può fare e ancora più lontane dall’idea che dentro a un corpo contorto nella paralisi, in occhi poco espressivi o in incerti movimenti ci sia un cervello che pulsa, che pensa che fa domande e riflessioni, ma non ha voce per esprimersi per farsi sentire e per mandare il suo richiamo presente, riflettete voi, perfette macchine di vita, graziate dalla lista che accoltella riservando il destino di «normale» o «diverso»: se una parola ferisce, che cosa produce uno sguardo di pietà segnato da un sorriso di compassione o di scherno?
Portano vergogna in chi li riceve, paura perché il nostro posto di diversi è sempre nell’angolo dove in pochi vedono, dove non realizziamo intralcio o emozioni di severa pena per i genitori, generatori di una disgraziata vita.
Lontano da me porterei la diversità se potessi.
Mi sono svegliato alla nascita così. Non ho fatto richiesta della mia diversità: è nata in me. In un freddo giorno di dicembre è nato questo essere misterioso e difficile. Stendo il velo sul dolore dei miei genitori che credevano nel potere della vita.
Pensate gente, se ogni diverso che incontrate, se ogni handicappato fosse non solo un fisico morto, ma se in quel corpo ci fosse anche una mente viva e dinamica, che cosa pensereste?
Mi sono trovato spesso davanti a sguardi stupiti e tanto dolore ho sempre sentito, tanto travolgente da mostrare solo il brutto di me.
La verità è che so pensare e riflettere, so soffrire e piangere, so scrivere di me, anche se la voce mi tradisce e produce sconnesse parole.
Non avrò un lavoro di prestigio, né una famiglia tutta per me: avrò fatiche, limiti e sempre diversità.
Realizzerò pochi obiettivi e poco darò alla società; non potrò cancellare la mia diversità, ma vorrei che tutti vedessero che sono un ragazzo vero, vorrei sguardi di portata normale oppure preferirei l’indifferenza, perché la pietà altrui, quella priva di vero amore, mi rende ancora più diverso. Non farò vanto di ciò che sono riuscito a fare, perché ho portato fuori da me ciò che ogni essere può fare, se messo nelle giuste condizioni.
Spesso desidererei non essere visto, ma vorrei di più la normalità.
Non credo di poter cambiare le persone, ma giusto un pensiero vorrei scatenare».

Alberto Palentini

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tratto da “Un leone in gabbia”

 


Il valore dell’Uomo


 

Ogni essere umano ha valore in quanto ha qualcosa di silenzioso nascosto dentro, come una miniera di diamanti cristallini.
Dire dove risiede per me, è difficile, perché sta a ognuno di noi cercare nella mappa della vita.
Il valore non sempre siamo in grado di coglierlo, perché velato da dolori e segreti.
Credo che il valore comune sia il rispetto che dobbiamo prima di tutto a noi stessi e poi va passato agli altri.
Questo dà modo di scoprire il vero valore, perché il rispetto apre porte ritenute insuperabili.
Credo anche che ognuno di noi debba trovare il valore di ogni suo giorno, perché è questo che gli dona qualcosa in più ogni momento.

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tratto da “Un leone in gabbia”
 

 


Reale identità


 

Il più bello spettacolo esistente è la vita, grande rappresentazione di vivi personaggi e di meravigliosi eventi.
Molto spesso mi domando come ho fatto a resistere per anni a osservare soltanto, e a non vivere, questa rappresentazione unica.
Per troppo tempo sono stato spettatore, nascosto sugli spalti a scrutare la vita che passava davanti a me.
Ho passato troppo tempo a guardare gli altri che vivevano; tutto il mio guardare mi ha anche molto aiutato.
Mi è servito, infatti, per capire che poche persone sono vere e autentiche.
In troppi, invece, recitano una parte coperti dietro ad enormi maschere che nascondono la loro reale identità.
Per anni ho osservato tutto questo.
Poi, un giorno, mi sono alzato dalla mia bella sedia in disparte, ho preso coraggio e ho deciso, finalmente, di prendere parte al meraviglioso spettacolo della vita.
Con grande forza mi sono buttato e ho iniziato a relazionarmi con gli altri, a prendere iniziative e a portare avanti grandi progetti.
Finalmente ora vivo alla grande, con impegno e tanta volontà; posso dire, con fierezza, che ora vi sono altri spettatori del grandioso miracolo che si chiama la «forza della vita».

Alberto Palentini

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Tratto da “Un leone in gabbia”

 


Grazie al carissimo amico e pittore Pietro Torresin per il dono del bellissimo quadro.


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